Nella serata dedicata al Procuratore Luigi Riello, il Rotary Club Napoli Posillipo PHF 1999 Distretto 2101 assegna una borsa di studio al Premio nazionale ‘Amato Lamberti’

‘Giustizia, società, criminalità : aspettative, speranze e delusioni’. È questo il tema della riflessione che lunedì 13 maggio a partire dalle ore 20 alla ‘Terra degli Aranci’ a Piazzetta Santo Stefano a Napoli Luigi Riello, già Procuratore Generale della Corte di Appello di Napoli, ha proposto ai soci e agli ospiti del Rotary Club Napoli Posillipo PHF 1999 Distretto 2101, presieduto da Luigi Morgera. L’incontro si colloca nell’ambito di ‘Insieme per costruire’ del programma del mese di maggio che nel calendario rotariano è dedicato alle nuove generazioni, la quinta via d’azione del Rotary International perché il coinvolgimento giovanile è uno dei cardini dell’azione rotariana a livello globale.

In quest’ottica c’è l’impegno e le attività concrete del Rotary Club Napoli Posillipo di finanziare progetti nelle scuole e borse di studio come quella assegnata al Premio Nazionale ‘Amato Lamberti’ giunto alla sua undicesima edizione che premia studiosi e ricercatori provenienti dalle maggiori Università italiane e straniere che nelle loro tesi limitate alla Laurea Magistrale e di Dottorato affrontano i temi della criminalità organizzata, dei traffici criminali, dei reati ambientali e digitali, della corruzione e delle economie illegali,delle vittime delle mafie e delle violenze. E maggio è anche il mese della Convention Internazionale che vedrà quest’anno i Rotariani di tutto il mondo presenti a Singapore dal 25 al 29 maggio per condividere la speranza con il mondo.


In particolare alle giovani generazioni è dedicato anche il Ryla, un appuntamento annuale riservato a migliaia di giovani, sponsorizzati dai Club Rotary. Nel distretto Distretto 2101, si è tenuto dal 16 al 19 maggio. La serata conviviale è stata preceduta da una cena a cui hanno partecipato i soci, gli ospiti e gli amici del Rotary Club Napoli Posillipo.

Ad introdurre l’intervento del procuratore Riello è stata l’avvocato Maria Paola Sabbatino che ha sintetizzato la carriera professionale dell’illustre ospite cominciata nel 1979 in Calabria, come pretore a Rogliano, 10 anni dopo giudice istruttore a Napoli, poi dal 1999 consigliere in Corte d’Appello. Nel 2002 è stato eletto consigliere del Csm e al termine della consiliatura, nel 2007, è tornato in Corte d’Appello a Napoli e nello stesso anno è divenuto sostituto procuratore della Corte di Cassazione dove, dopo i primi due anni di assegnazione alle funzioni civili, è passato al settore penale. Si è occupato tra l’altro delle stragi di via Fauro, via Palestro e della triste vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher ed anche del sequestrato del tesoro di Duilio Poggiolini. Dal 2015 è stato Procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli che ha lasciato nel 2023.

“Ho pensato subito che il Procuratore Riello sarebbe stato perfetto per noi – sottolinea l’avvocato Maria Paola Sabbatino – perché il Rotary Club è fatto di persone che si rimboccano le maniche, non solo con contributi economici ma con la presenza, la consapevolezza del nostro operare nel territorio”. E poi aggiunto: “Il procuratore Riello ha sempre, anche nelle sedi istituzionali, spronato tutti a mettere in pratica una rivoluzione culturale cominciando dalla politica: non ci vuole una condanna definitiva per non candidare ladri e corrotti.Ha spronato la chiesa nel rifiutarsi di dare la comunione ai camorristi e i giornalisti affinché non si dimentichino delle vittime e dei loro familiari. E riflettendo sulla società civile ha sempre evidenziato come una certa borghesia ha consentito il sorgere di una aristocrazia camorrista. Anche sul tema dei minori autori di gravi reati ha sempre auspicato che il potere legislativo non sia buonista o perdonista perché così facendo il danno lo si arreca agli stessi minori”.


La parola è passata a Luigi Riello, l’ospite d’onore della serata. “Sono grato per l’invito che mi avete rivolto, deluderò molti giuristi autorevoli presenti in platea perché il taglio che ho pensato di dare a questa conversazione non è di tipo tecnico. Mi voglio rivolgere ai non addetti ai lavori. Per parlare pienamente ed essere esaustivo del tema ‘Giustizia, società,criminalità : aspettative, speranze e delusioni’ probabilmente dovremmo attrezzarci per la notte ma non lo faremo. Voglio fare, invece, delle osservazioni e mi scuso in anticipo della disorganicità legata proprio alle osservazione”.

“Che cosa diciamo non appena parliamo di giustizia? La giustizia non funziona,la giustizia è lenta, la giustizia non soddisfa ossia non risponde in maniera adeguata alla domanda crescente che proviene dalla società – spiega Riello – il fatto che sia stato un magistrato, non mi deve indurre a nascondere la polvere sotto al tappeto. La giustizia non funziona come non funziona la sanità, la scuola”. “Un pò tutti i cittadini hanno a che fare con la giustizia: si pensi al civile, un risarcimento, una causa condominiale, un decreto ingiuntivo. Ma lo stesso vale anche per il penale: un avviso di garanzia oppure un qualcosa che non sfoci in una condanna ma che fa parte della dinamica del procedimento penale. Insomma, la giustizia riguarda tutti e il fatto che non funzioni poi si riverbera anche su settori diversi. Ad esempio se la giustizia civile non funziona, l’economia ne trae un grande svantaggio, non ci saranno investimenti,ci saranno scoraggiamenti dove una pretesa non viene soddisfatta in tempi veloci”.


L’ex Procuratore Generale della Corte di Appello di Napoli pone una lucida e incontrovertibile riflessione: “Una delle prime cose che mi viene in mente è il fatto che l’Italia era un faro di giustizia, di giurisprudenza, millenni, la tradizione romanistica,mentre è diventata il fanalino di coda in Europa. Se guardiamo le classifiche costruite con una serie di parametri come la lunghezza dei processi, ecco il nostro Paese si colloca in una classifica mondiale agli ultimi posti. Come è possibile che siamo scesi così in basso? C’è qualcosa evidentemente in Italia indipendentemente da governi di diverso colore non si è voluto o saputo affrontare in maniera strutturale. Non si è andato alla radice dei problemi, si è proceduto nel mettere le pezze, fare i rammendi. Palliativi temporanei: un anno, due anni e poi? In modo omologo come la giustizia anche la scuola italiana in Europa si è classificata agli ultimi posti rispetto ai sistemi invalsi. Docenti universitari osservano nei giovani studenti carenze grammaticali e sintattiche appena tollerabili in terza elementare”.

“Ecco allora torna la domanda: Perché va male la giustizia? Per una serie di ragioni complesse. Una di queste riguarda le troppe leggi esistenti, non sappiamo neppure quante ne siano compresi i provvedimenti sotto forma di decreti legge. Considerando fisiologico il pendolarismo legato ai cambi di governo e tenendo presente che le leggi devono cambiare perché la società è fluida diretta emanazione delle diverse esigenze dei cittadini. Però ci sono cose inspiegabili. Prendiamo la prescrizione è cambiata ben 5 volte e siamo pronti forse al sesto cambiamento. Qui di una norma di sistema, cambiarla in media ogni due anni equivale a continui stravolgimenti. Troppe leggi e mutevolezza delle stesse ingenera e produce una confusione che certamente non giova assolutamente alla funzionalità”.


“Nel 2010 il ministro Calderoli fece un falò con un atto plateale e folcloristico: bruciò in piazza centinaia di scatoloni. Volle dimostrare che c’erano troppe leggi e non servivano.Avviò una semplificazione ma pare che i risultati non siano stati particolarmente brillanti. Quando ho detto che non si cambia in modo strutturale ma si preferisce la toppa, il rammendo oppure il vestito di arlecchino l’esempio più eclatante che spiega la metodologia è il nuovo codice di procedura penale – alla fine è sempre nuovo –non sarebbe meglio chiamarlo codice di procedura penale ? Ci troviamo ai piedi di pilato. Prima avevamo il codice fascista, il codice Rocco che aveva una sua filosofia di fondo, una sua coerenza. C’era il giudice del dibattimento che trovava i faldoni pronti e doveva emettere la sentenza, il processo durava poco. Adesso la prova deve formarsi nel dibattimento, davanti al giudice. Naturalmente questo sistema è molto più democratico e più rispondente alle garanzie del processo ma dura molto di più almeno cinque volte tanto. Negli altri Paesi che hanno questo tipo di sistema , la sentenza di primo grado è esecutiva, il che scoraggia nell’andare sempre e comunque in appello o in cassazione. Invece, in Italia cosa è accaduto? Abbiamo cambiatole indagini preliminari e il dibattimento mentre tutto il resto l’abbiamo lasciato uguale. L’evidente conseguenza è un processo che dura tanto. Siamo al classico: avere la botte piena e la moglie ubriaca. Occorreva fare una scelta. Noi siamo il Paese per il quale la Corte di cassazione, la Corte suprema ha un numero di processi che non ha pari nel mondo. Negli Stati Uniti d’America, la Corte suprema scrive 130/140 sentenza all’anno mentre in Italia sono più di 50mila di sentenze penali e più di 30 mila di sentenze civili l’anno. Ciò significa che si fa primo , secondo, terzo grado e molte volte i gradi diventano cinque perché capita che la Corte di cassazione annulla la sentenza e dispone un nuovo processo in Appello. Il processo in Italia dura una infinità”.


“La riforma Buonafede stabilì che la prescrizione non la si faceva decorrere durante il giudizio di primo grado. Poi la Cartabia è partita da una esigenza : Il processo d’Appello dura troppo dai due anni ai dieci anni? Allora mettiamo un limite ossia introduciamo il criterio che il processo d’Appello non può durare più di due anni e il processo di cassazione non può andare oltre un anno. Insomma, se dura di più, si ferma. C’è lo stop. E proprio nel parlare con la ministra sull’argomento feci l’esempio dell’alta velocità Napoli – Roma. Il treno ci deve mettere un’ora e dieci minuti però qualche volta è capitato per cattivo tempo, per ragioni tecniche che impiega più tempo. Allora se avessimo seguito lo stesso criterio e applicato al mio viaggio allo scadere dell’ora e dieci minuti il treno si sarebbe dovuto fermare, le porte si sarebbero dovute aprire e sarei stato scaricato insieme a tutti gli altri viaggiatori nella bellissima campagna di Frosinone. Il punto è fare una riforma strutturale e non pensare che a un certo punto si possono buttare i processi”.


“A Napoli vengono le mamme sotto gli uffici giudiziari con le foto dei figli morti negli incidenti stradali – sottolinea Riello rivolto alla platea – sono convinte che il processo si conclude presto e ottengono giustizia quando invece neppure è iniziato e magari si prescrive. Questo miracoloso reato di omicidio stradale non ha sortito alcun effetto positivo anzi pare che questo tipo di reato sia aumentato. Uno stallo che non può essere tollerato in ragione delle vittime dando il senso giusto alla parola tanto abusata di garantismo che significa dare le garanzie dal primo all’ultimo atto del processo con il diritto alla difesa in modo effettivo in ogni momento del procedimento. ‘Nessuno tocchi Caino’ è il nome di una associazione benemerita che si batte contro la pena di morte, contro la tortura, cosa giusta e sacrosanta però c’è anche il ‘nessuno tocchi Abele’ perché purtroppo troppo spesso si tende a dimenticare le parti offese”.

“Prima qualcuno ha parlato di mafia, i mafiologi pullulano dico documentiamoci tutti prima di parlare. Oggi si racconta tanto di mutazione genetica che vede la mafia entrata negli affari, nella banche, nella finanza,nella politica in prima persona. La mafia è stata sempre con il potere, oggi lo è in modo particolare perché è cresciuta, si è affinata, è andata al Nord, nei paesi di tutta Europa, nei paradisi fiscali. La lista dei comuni sciolti per mafia ne sono una dimostrazione. I comuni hanno una funzione fondamentale : è facile fare i deputati, i senatori, durissimo fare il sindaco, il mestiere più difficile. Essere sindaco, amministratore locale significherebbe in uno Stato serio essere l’avamposto delle istituzioni contro l’illegalità e contro le mafie. Questo discorso ci fa capire paradossalmente come il comune a volte invece di essere la risposta al problema diventa il problema, le maglie si confondono”.

“Nell’ultimo discorso che ho enunciato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dissi: Voglio dedicare quest’anno giudiziario a coloro che sono morti, il mio pensiero è andato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e non solo a loro.Uccisi per il tradimento di persone che erano al loro fianco e loro ritenevano essere loro alleati, amici sul piano istituzionale, invece erano quelli che stavano preparando la loro morte”.


“Allora concludo la conversazione ‘Giustizia, società, criminalità :aspettative, speranze e delusioni’ con una riflessione. Sicuramente la società è preoccupata, dovremmo fare di più. Nella mia vita professionale ho sempre cercato di dare degli scossoni sapendo di non essere risolutivo. La società civile in generale non deve sostituirsi allo Stato però Napoli questa bellissima e terribile città non riesce ad indignarsi fino in fondo, non sempre prende posizioni nette e durature. In occasione di fatti eclatanti, violenti come gli ultimi episodi di criminalità minorile, non c’è una presa di posizione sui giornali di categorie sociali come il mondo intellettuali. Qui a Napoli, non c’è stata una rivolta morale come è accaduto a Palermo. Quando ci sono state le bombe di Capaci e via D’Amelio ci fu una ribellione ampia ed è servita a dare una svolta purtroppo non risolutiva però certamente ha dato speranza nel cambiamento. Ecco non dobbiamo perdere la speranza, ci mancherebbe. Mi viene in mente una frase terribile di Corrado Alvaro che dice: ‘la disperazione più grande e più grave che può prendere una società è quella che fare il proprio dovere sia inutile’. Questo non deve mai accadere e noi dobbiamo alimentare la speranza con la certezza che quando ci sono più persone con lo stesso modo comune di sentire e di agire lavoreranno affinché chi ha responsabilità di governo deve assumersi e prendere le strade giuste per il bene comune e la legalità non in modo generico ma concretamente”.

La serata è proseguita con un interessante dibattito e si è conclusa con il presidente Luigi Morgera che ha omaggiato il Procuratore Luigi Riello del gargliardetto del Rotary Club Napoli Posillipo PHF 1999 Distretto 2101 e di una pubblicazione monografica sull’isola di Procida.

Arn. Capez.

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